Il cento di accoglienza Amani

Bukavu, 15 novembre 2018

Cari amici di Seva Fino a ieri il Centro di Accoglienza non aveva quasi mai la possibilità della corrente della SNEL. Il black out era quasi permanente. E con la mancanza di corrente anche dell’acqua. Anni addietro, quando la città aveva solo alcune centinaia di migliaia di abitanti la corrente e l’acqua arrivavano regolarmente. Ora – in seguito ai lunghi anni di guerra della fine anni ’90 fino al 2004 – la città conta oltre 1.500.000 di abitanti. Luce e acqua sono una rarità in quanto le infrastrutture sono le stesse degli anni ’50. Ma ora non più. Ora grazie a voi, abbiamo l’elettricità e l’acqua. Ci avete risolto in modo definitivo il problema, Grazie di cuore”

Padre Franco Bordignon

Responsabile della missione di Bukavu

Attivo a partire dal 2018, a Bukavu un impianto fotovoltaico stand alone da 6 kW fornisce energia a centro accoglienza per bambini e ad una pompa per l’acqua potabile.  

Amani. Pace. Il silenzio è tale che si può ascoltare il rumore dei passi sulle foglie del bambù. Non stupisce che al tempo dei belgi Bukavu fosse chiamata “la Svizzera africana”. I Gesuiti hanno saputo mantenere questa tenuta come un tempo doveva sembrare la cittadina. Vialetti nel parco, panchine sulle rive del lago Kivu, cespugli fioriti e imponenti colonie di bambù. Le case di mattoni e intonaco chiaro, i porticati puliti, le aiuole curate finemente da numerosi giardinieri locali. Un miraggio inatteso che cozza con la Bukavu devastata. Le strade, le persone fangose, lo smog tra le baracche accartocciate di legni e lamiere. Ad Amani si viene a pensare, riflettere; vengono le ONG a costruire alleanze e progetti; vengono le persone in ricerca per fare chiarezza dentro di sé, respirare un po’ di calma e di bellezza, per poi rituffarsi nella mischia. Sembra troppo volatile rispetto ad altri progetti. Eppure nella martoriata Repubblica Democratica del Congo un posto come questo ha un valore aggiunto. Anche perché l’ospitalità offerta aiuta a finanziare l’accoglienza di bambini e giovani provenienti dalle zone più disagiate di Bukavu.