Hopital des enfants di Sokpontà
La storia dell’ospedale comincia dieci anni fa, grazie all’impegno di Giuseppe Di Menza, presidente dell’Onlus l’Abbraccio di Fubine (AL) che ha individuato nell’area rurale di Sokpontà, Dipartimento delle Colline, in Benin il luogo giusto per creare un ospedale che garantisca le cure ad una popolazione che vive in estrema povertà.
Le principali criticità che Di Menza deve affrontare nel momento in cui decide di creare l’ospedale sono un’altissima mortalità neonatale, la difficoltà di accesso alle cure ospedaliere, la malnutrizione e l’estrema vulnerabilità delle donne in campo sanitario (gravidanze precoci, morti per parto, malattie sessualmente trasmissibili).
Ed è qui che, dopo alcuni anni, entra in gioco Maria Pia Caprini, educatrice che occupa di una comunità residenziale che ospita minori vittime di maltrattamenti ed abusi. Maria Pia ha cominciato un lavoro molto paziente d’informazione all’interno dei villaggi: l’obiettivo, non facile, era quello di introdurre il concetto di cura ospedaliera in una società che vede nello stregone l’unico riferimento medico.
Lentamente, dopo circa due anni, le resistenze iniziali sono state vinte, ed oggi l’ospedale è diventato il punto di riferimento per tutti coloro che hanno bisogno di cure.
La struttura attualmente dispone di 70 posti letto ed accoglie circa 7500 pazienti l’anno, con punte di sovraffollamento soprattutto tra settembre e dicembre, durante il periodo della malaria. Può contare su alcuni reparti di eccellenza, come quello di neonatologia, che vanta la presenza dell’unico chirurgo pediatrico di tutto il Benin.
La fornitura elettrica è, anzi era, il dato dolente, come spesso accade nelle zone dell’Africa subsahariana: la corrente subisce continue interruzioni ed i black out possono durare anche 3 giorni. L’Hopital des Enfants pagava un prezzo altissimo per un servizio inesistente: 8000 euro di bolletta per l’energia, più 5000 euro l’anno per alimentare il generatore a gasolio. Non solo: il prezzo da pagare per la pessima fornitura si ripercuoteva anche nei danni che i black out causavano alla strumentazione.
Tutti problemi risolti con l’installazione dell’impianto fotovoltaico da 90 Kw, il più grande che Seva for Africa abbia mai installato.
